
Abbigliamento Roma, che succede ai clienti? I dati di Confcommercio Roma illustrati ai media giusto ieri sono allarmanti, pur salvaguardando comunque intenzioni di acquisto neppure troppo disastrose. Il presente, però, annuncia flessioni. Questo, ovvio, tiene in molti con il fiato sospeso.
L’osservatorio di Piazza Belli a Trastevere analizza nel dettaglio cosa funzioni e cosa no in vista delle festività. A partire dai saldi a Roma. Che comunque non rientrano, nell’immediato, in questa analisi qui. Il riferimento in questione, invece, si interroga su qualcosa di molto specifico. Nel senso: dov’è che la gente sta pensando (ed in molti casi sta già facendo) di investire qualche decina di euro in più? Dove taglia? Ecco, osservando la questione il numero va interpretato. Proprio come giocassimo la schedina ed inserissimo l’uno, l’ics o il due a seconda delle indicazioni forniteci dai bookmakers.
Veniamo al punto: il dato recita come una parte dei risparmi (da parte di chi è stato parsimonioso, sia chiaro) si convogli giocoforza verso beni e servizi per la cura della persona e per la casa. In barba proprio all’abbigliamento. Nel resoconto si spiega come questo, tuttavia, valga soltanto per le feste che saranno. Ma perché, ci chiediamo, si sta registrando questa tendenza? Ma non eravamo proprio noi romani, capitolini, i ‘principi’ della tendenza urbana, vintage, cool e compagnia cantando? Dove starebbe andando a finire il nostro intuito, la nostra (se vogliamo) vanità nel dettare tempi e modi di una moda sempre alla ricerca del nuovo, magari attingendo a piene mani all’antico?